Marco Olivieri

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Il romanzo “Hotel d’Angleterre”

 
 
  1. Un albergo di provincia, cinque ospiti, un segreto e un intrigo internazionale in una spy story dal ritmo serrato, in piena Belle Époque, mentre l’Italia monarchica comincia la sua avventura coloniale. Ecco “Hotel d’Angleterre”, secondo romanzo del salernitano Carmine Mari, pubblicato da Marlin editore (collana “Il portico”, pagine 416, € 18,00, marlineditore.it), la casa editrice di Tommaso e Sante Avagliano.

Chi ha paura dei diritti delle donne? L’Interrogativo domina in un affresco che racconta i troppi nodi irrisolti della società italiana, oggi come ieri. Sul romanzo, uscito l’11 febbraio nelle librerie e negli store on-line, così si pronuncia lo scrittore Luca Crovi, autentico esperto nel campo dei gialli come romanziere e saggista, nella quarta di copertina: «Non mi risulta che Carmine Mari sia mai stato un agente segreto ma sicuramente ha un talento incredibile per scovare storie che possano mostrare gli sviluppi di un romanzo. Dramma, ironia e suspense si mescolano fra le pagine di “Hotel d’Angleterre”, romanzo che ha il sapore della piccola storia che s’inserisce nella Grande Storia. Mari racconta un mondo di spie e doppio-giochi, e come Graham Greene, Ian Fleming e Ken Follett, sa che gli hotel da sempre sono luogo d’incontro e di passaggio dove avvengono intrighi e dove la gente spesso cela la propria identità. Intanto fra le pareti dell’Hotel d’Angleterre, dove una volta gli stranieri cercavano di curare la propria salute dando un occhio alla Costiera Amalfitana, arrivano gli echi dei venti di guerra».

Un romanzo, dunque, che si sviluppa tra Storia, politica, spionaggio, amore, spinta rivoluzionaria femminile, politica e corruzione in un albergo, a Salerno, immerso un clima internazionale. Al centro della storia un giovane ex disoccupato con ambizioni da giornalista, Edoardo Scannapieco, costretto a sbarcare il lunario come maître all’Angleterre. Un sognatore travolto da misteri, trappole dei poteri forti contro la lotta per i diritti delle donne, insidie e sotterfugi, in una città sopravvissuta alla tremenda epidemia di colera. Al suo fianco, tra alti e bassi amorosi, la tenace femminista ante litteram Amelia Minervini, che guida le coraggiose suffragette a sostegno del diritto di voto per le donne.

Al suo primo giorno di lavoro, Edoardo si trova in mezzo a una avventurosa caccia alla spia, alla ricerca di documenti scottanti. Non solo spy story: il protagonista è un meridionale figlio della classe operaia che, al contrario dei suoi coetanei diretti in America, decide di restare nella propria città, prendendosi cura della madre e inseguendo il sogno di fare il giornalista. La storia con Amelia, inoltre, è gravata dalle distanze di classe: lei è figlia della buona borghesia e di conseguenza il loro è un amore complicato. Si tratta di temi e suggestioni che arricchiscono di sfumature il romanzo.

La trama

Una giovane Italia si appresta a compiere il gran balzo verso la conquista del mondo. Dall’Ufficio approvvigionamenti del ministero della Guerra sono scomparsi documenti delicatissimi e il governo è consapevole che potenze straniere tramano contro i progetti coloniali italiani. In una calda estate, in un clima da Belle Époque, cinque ospiti alloggiano al Hotel d’Angleterre di Salerno: Alberto Brenzoni, stravagante matematico; Peter Aselmeryr, svizzero e rappresentante di tessuti; Marie Christine Bonsignorì, “mademoiselle” in Grand Tour; Teofilo Scorza, tipografo romano sull’orlo del fallimento; David Stephenson, colonnello dell’esercito britannico in congedo. Edoardo Scannapieco, giovane disoccupato con ambizioni di giornalista, è al primo giorno di lavoro come maître all’Angleterre quando scopre che una busta gialla, affidata in custodia al portiere Geppino, è misteriosamente sparita assieme a lui. Scorza ne reclama la proprietà, dando inizio a ciò che Pavone – agente dell’Ufficio informativo incaricato di acciuffare la spia – chiamerà “Operazione Angleterre”. Schedato dalla prefettura per le sue idee anarco-socialiste, Edoardo sarà costretto a collaborare giocoforza con Pavone al recupero dei documenti, trovandosi coinvolto in una trama complessa, fatta di personaggi ambigui, politici e gente di malaffare. In quegli stessi giorni è previsto un raduno di suffragette, capitanate dalla donna che ama, Amelia Minervini, combattiva fautrice del diritto di voto per le donne. Esponenti conservatori, collusi con la malavita locale, non vedono di buon occhio l’iniziativa – una petizione per il suffragio universale – che a loro dire, sarebbe il preludio a una stagione di pericolose rivendicazioni. Toccherà a Edoardo disinnescare una bomba contro le femministe e cercare di garantire il successo dell’“Operazione Angleterre”.

La parola all’autore

Carmine Mari racconta la genesi della sua trama: «Gli scrittori trovano spunto dalle cose più inusuali: a me è capitato con la foto di una vecchia cartolina dell’Hotel d’Angleterre. I colori e il tram di una città ormai lontana mi suggerivano un’epoca affascinante: la Belle Époque. Mi è sembrato estremamente suggestivo per imbastire una spy-story: abiti di lusso, progresso tecnologico, effervescenza e voglia di vivere, senza dimenticare le perenni contraddizioni di un Paese spaccato economicamente tra Nord e Sud, il condizionamento della malavita, la miseria delle classi contadine oppresse dal latifondo, la fame e l’emigrazione. Un’epoca di grandi contrasti, perché laddove c’è molta luce, l’ombra è sempre più scura. Salerno a quei tempi era una città di 46.000 abitanti, con un indotto industriale importante, manifatture tessili di tutto rispetto a livello nazionale, un porto e grandi aspirazioni. Teatri, cinematografi, case d’appuntamenti, chalet e una vita notturna molto animata da cittadini e marinai di mezza Europa in libera uscita. Cominciavano a circolare le pellicole della salernitana Elvira Notari Coda, prima regista donna italiana. E infine l’Anglettere. Il contesto era perfetto, ma dallo spunto alla storia l’impresa non è semplice. All’inizio si naviga a vista, poi quando la nebbia si alza i contorni diventano netti e inizia il divertimento. “Hotel d’Angleterre” è stata una bella esperienza, durata più o meno dieci mesi. Mi sono divertito un mondo, perché quando sei finalmente dentro alla storia è come vivere un’altra vita», conclude l’autore, che ha come punto di riferimento lo scrittore Eric Ambler, un maestro nel campo delle spy story.

Il disegno

«Ecco che all’improvviso divenne tutto chiaro. La bomba, i morti, l’anarchico inventato di sana pianta, gli scioperi contadini, le rivendicazioni delle suffragette, il diritto al voto, le battaglie sindacali, le paghe e le tutele… Con la scusa dell’ordine pubblico, il prefetto o qualcuno più in alto di lui si sarebbe affrettato a dare un bel giro di vite: domicilio coatto, esercito, sciabolate a chi tentava di alzare la testa, e via a buttare l’acqua sporca con il bambino. Tutto in ragione dell’ordine pubblico e della sicurezza.» Un disegno che ricorda stratagemmi tragicamente utilizzati dal potere nel Novecento italiano e non solo, tra spie e segreti.

I diritti delle donne

Chi ha paura dei diritti delle donne? In una spy story ambientata nel 1911 si raccontano i troppi nodi irrisolti della società italiana, oggi come ieri. Le titubanze a Sinistra, la paura che un diritto sacrosanto come quello al voto scatenasse nuove rivendicazioni e richieste legittime, la paura per ogni cambiamento, la questione meridionale e le differenze di classe, gli incidenti sul lavoro e le alleanze mafie/latifondisti/industriali per bloccare nell’immobilità il Paese, le trame stragiste del potere. Il tutto in un contenitore romanzesco accattivante e ricco di ritmo: ecco “Hotel d’Angleterre”.

La questione meridionale

Avventura, sì, ma anche sguardo politico sulle ingiustizie sociali nell’Italia del 1911 e sull’eterna questione meridionale. Ingiustizie che Eduardo Scannapieco vive sulla sua pelle: figlio di un proletario alla ricerca coraggiosa di tutele sindacali e caduto nel luogo di lavoro, vittima di un agguato artatamente nascosto, lui è un giovane aspirante giornalista costretto a lavorare in un albergo e a rimanere nella “sua” Salerno al fianco della madre, mentre i fratelli volano in America, alla ricerca di un futuro migliore.

Ecco la Belle Époque tra inganni del potere, nazionalismi bellici, pulsioni stragiste e gli anarchici come alibi per sacrificare gli ultimi, oltre a una descrizione accuratissima di strade e atmosfere d’epoca. 

Sullo sfondo, figure come quelle dei socialisti Filippo Turati e Anna Kuliscioff e gli avvenimenti storici: dal terremoto di Messina (1908) allo strapotere di latifondisti, malavita e politici corrotti, nemici di scioperi e rivendicazioni, e alla Tripolitania, con le ossessioni dei nazionalisti per le imprese belliche, in fase di segreta preparazione.

Carmine Mari in una fotografia di Cristina Santonicola

L’autore

Carmine Mari, nato a Vietri sul Mare sulla Costa d’Amalfi nel 1965 e laureato in Sociologia, nel 2015 ha esordito con il romanzo “Il regolo imperfetto. Intrighi e alchimie alla scuola medica salernitana” (Atmosphere Libri), un thriller storico ambientato nel XIII secolo, ai tempi di Federico II, e che ha ricevuto il premio letterario nazionale “Borgo di Albori” 2016. Nello stesso anno ha pubblicato il racconto “Dieci anni dopo” per l’antologia “I Delitti della città vuota” (Atmosphere Libri). Ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “La Città” e, per un quadriennio (1992-1996), è stato docente di Psicologia dello sport presso il Centro di formazione federale della Federazione Italiana Canoa Kayak. Tra il 2004 e il 2008, i suoi interventi sono apparsi sulla rivista americana “Fine Scale Modelers”, periodico leader nel settore del modellismo storico a diffusione internazionale.

La grande Storia e l’evoluzione dell’Italia   

«Le vicende della Grande Storia, inserite in un giallo accattivante e dai ritmi sostenuti, tra spie, malavitosi, intrighi internazionali e doppi giochi. E poi anche una sottile vena ironica e tante sfumature che, unite a una buona capacità descrittiva, costruiscono il sapore dolce amaro di un’epoca lontana, affascinante e piena di contrasti come la Belle Époque. C’è tutto questo nel romanzo “Hotel d’Angleterre” di Carmine Mari (…) In questo contesto la storia si dipana e coinvolge il lettore fino all’ultima pagina: in ballo c’è la risoluzione del mistero dell'”Operazione Angleterre”, ma c’è spazio anche per riflettere sul cammino percorso dal nostro Paese nella Storia, tra politica, corruzione e lotte per i diritti delle donne». (ANSA, Marzia Apice).

«Divertente e coinvolgente questo giallo dal ritmo sostenuto che attraverso il protagonista racconta, con disinvolta semplicità, l’incolmabilità della differenza sociale e la condizione estrema dei lavoratori in quel quadro storico ante prima guerra mondiale. La scrittura di Carmine Mari arriva diretta, racconta con poche e capaci parole immagini, scene ed episodi. Centra l’avvenimento nella situazione senza necessariamente descriverne i dettagli. Un bel libro». (Walter Colangelo, “Milano nera”)

«Un riuscito romanzo giallo secondo la migliore tradizione letteraria con una scrittura vivace e incalzante» (Lorenzo Marotta, “La Sicilia”).


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